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L’alba di una rivoluzione paradigmatica

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Permettetemi oggi di indossare il cappello dello psicologo clinico e di presentarvi uno straordinario articolo scritto da un altro psicologo, il Dottor James E. Maddux, professore universitario, dal titolo “Positive Psychology and the Illness Ideology: Toward a Positive Clinical Psychology”, pubblicato nel 2008.
Maddux sulla scia di tanti altri è intento a dimostrare come ci sia un proliferare nella nostra società di Illness Ideology (ideologia che in altre parti ho definito ideologia pseudo-terapeutica e qui possiamo tradurre come ideologia della malattia).
L’ideologia della malattia si presenta sotto forma scientifiche, soprattutto nelle bibbie della psichiatria, quali il DSM e l’ICD. Su questo più volte ci siamo soffermati. Ma vale la pena di ritornarci. Queste descrizioni sintomatiche dei disturbi e delle malattie non hanno alcuna base scientifica né in termini di diagnosi né in termini di trattamento. Non esiste per ogni disturbo previsto dal DSM una comprovata origine eziopatogenetica e quindi non esiste un farmaco capace di guarire la causa organica sottostante, che rimane un oscuro mistero.
L’ideologia della malattia ha costruito una proliferazione della “malattia mentale” fino ad arrivare alla patologizzazione di ogni aspetto dell’umana esistenza (in pochi anni i disturbi si sono moltiplicati del 300% e così le diagnosi).
In realtà l’ideologia della malattia non è altro che un paradigma culturale, cioè un insieme di assunzioni e valori costruiti socialmente. Il costruzionismo sociale tenta di chiarire il processo attraverso il quale le persone arrivano a descrivere, spiegare, interpretare il mondo in cui vivono. Il costruzionismo si propone dunque di analizzare i modi attraverso i quali le persone comprendono il mondo, i processi sociali e politici che influenzano il modo in cui le persone formano categorie e le usano per spiegare gli eventi e le implicazioni che queste spiegazioni hanno in termini di soggetti che ne beneficiano.
I concetti psicologici sono dei costrutti poiché il loro significato è costruito e negoziato piuttosto che scoperto e rivelato. Pensiamo ai concetti come “analisi della domanda”, “neoemozioni”, “Vero Sé”, “autostima” o “potenzialità”. Sono costrutti che cambiano nel tempo e sono diversamente intesi a seconda delle culture di appartenenza. “Per questa ragione, l’ideologia della malattia, la sua concezione della salute psichica e della patologia, le varie concezioni dei disturbi mentali che si trovano negli schemi diagnostici della psichiatria tradizionale (come il DSM o l’ICD) non sono fatti psicologici né teorie scientifiche testabili. Sono artefatti sociali di carattere euristico che sono funzionali a obiettivi sociali e culturali come lo sono le categorie di razza, genere, classi sociali, orientamento sessuale, al fine di mantenere ed espandere il potere di certi individui e istituzioni e mantenere l’ordine sociale come definito da chi detiene il potere” (Maddux, 2008, p. 63)
Oggi, sul piano internazionale, nell’ambito della psicologia è in corso una vera e propria rivoluzione che si affianca alla ricerca delle “scienze cognitive”. Sotto le etichette di psicologia umanistica, psicologia positiva, psicologia del benessere o, come piace definirla a me, Psicologia del Potenziale Umano si sta proponendo una rivoluzione paradigmatica, che punta a erodere il potere dell’ideologia della malattia e a affermare una nuova fase storica indipendente della psicologia (anche della psicologia clinica). Tale rivoluzione paradigmatica punta a sottrarre la psicologia dall’egemonia medica, ed in particolar modo dalla psichiatria, dandogli indipendenza teorica e nuovi strumenti di intervento. Come spiega Maddux, la rivoluzione paradigmatica non solo propone un nuovo approccio allo studio della psicologia e del comportamento umano, ma persino un nuovo linguaggio. Come avevano già mostrato il filosofo Benasayag Miguel e lo psichiatra Schmit Gérard oltre dieci anni fa (L’epoca delle passioni tristi, 2004), le domande di sviluppo e cambiamento, di aiuto e supporto che investono anche a psicologia, ma non solo, non sono interpretabili come malattie mentali, disturbi o disordini ma come problemi di vita o problemi esistenziali. Se sono problemi di vita e non malattia, si deve passare dal concetto di “terapia” a quello di “sviluppo”, dal difetto al potenziale. Questi problemi di vita nel non vengono analizzati e compresi in un’ottica individualista (difetti, mancanze, disturbi e conflitti intraindividuali) ma inquadrati nelle interazioni fra individuo e contesto (analizzabile in termini di relazioni umane concrete), ovvero mettendo al centro dell’analisi le relazioni e la cultura che da queste scaturisce e a queste ritorna condizionandole. Questo paradigma cambia anche il linguaggio. Coloro che si rivolgono allo psicologo non sono più pazienti, ma clienti o allievi. Cambia l’approccio: non siamo più alla ricerca dei disordini, dei difetti, delle mancanze e dei conflitti, ma dei punti di forza, delle forme di felicità, dei paradigmi culturali, del senso e del significato che le persone danno alla propria vita, della motivazione, del talento, della saggezza, del coraggio, dell’amore, della spiritualità, delle intelligenze e del buon uso delle facoltà per migliorare la vita propria e altrui. Il fine è allenare l’autorganizzazione e l’autogoverno, diventando costruttori di relazioni forti e benefiche.
Questa nuova domanda di sviluppo, mirante a promuovere la qualità della vita, a superare i problemi per incrementare benessere e realizzazione, a elaborare progetti e obiettivi che rendano più felice la vita delle persone e delle loro relazioni, non è di competenza esclusiva della psicologia (ma d’altra parte la malattia mentale lo è? Come non vedere che la medicalizzazione della psicologia non è altro che la sua subordinazione addomestica al potere degli psichiatri?). Diamo nuovamente la parola a Maddux: “I professionisti che si specializzano nel promuovere la salute psicologica sono insegnanti, counselor, consulenti, COACH, e attivisti e volontari nel sociale e non dei clinici o dei medici. Le strategie e le tecniche per migliorare la vita sono interventi educativi, relazionali, sociali, culturali e non trattamenti medico-sanitari.” E’ magnifico che lo dica uno psicologo clinico di fama mondiale.
E infatti le domande per migliorare la vita e risolvere i problemi che la vita pone non si rivolgono certo ospedali e studi medici, ma scuole, centri specializzati, associazioni culturali.
Coerentemente con la prospettiva costruttivistica, Maddux non afferma che il paradigma della psicologia del potenziale umano sia più “vero” dell’ideologia della malattia. Entrambe sono visioni del mondo e non teorie scientifiche verificabili alla stessa stregua delle scienze della natura (lasciamo la fisica ai fisici). Così come non afferma che la psichiatria e la psicoterapia non servano nei casi in cui la persona manifesti una chiara e comprovata sofferenza autodistruttiva, psicologica e fisica che ne inibisce il funzionamento sociale, affettivo e lavorativo. La differenza fra il paradigma della malattia e quello dello sviluppo sta in una diversa una visione del mondo, dell’essere umano, delle relazioni e degli interventi e la sua efficacia sta nelle prove biografiche e autobiografiche. Mentre l’ideologia della malattia ricerca il difetto e trasforma ogni emozione negativa in una disturbo dell’adattamento (la tristezza diventa depressione, la paura diventa fobia), il paradigma dello sviluppo ricerca i punti di forza come leva principale da usare e allenare anche per affrontare i problemi di vita, ma soprattutto per affermare la possibilità di una vita più felice.
E’ solo l’alba di una rivoluzione paradigmatica che potrà offrire anche alla psicologia italiana delle nuove e promettenti strade di sviluppo.
Luca Stanchieri

01 nov, 15